Consiglio Generale UST CISL di VITERBO 27.11.2019

Si è svolto presso la sala conferenze della Clinica Santa Teresa, a Viterbo,  il Consiglio Generale 2019 alla presenza del Segretario Generale UST Lazio,  Enrico Coppotelli,  il Segretario Generale FNP Lazio,  Paolo Terinoni e Carlo Costantin, Segretario Generale Cisl di Roma Capitale e Rieti , che insieme a Fortunato Mannino, Segretario Generale UST Viterbo, Elisa Durantini e Roberto Marchetti della Segreteria, hanno premiato alcuni iscritti la cui militanza dura da 50 anni.

Angelo Capone
Agostino Valentinotti
Iginio di Laura
Maria Cristina Gioiosi
Elio Risi
Luciano de Santis
Giovanni Dinelli
Giovannina Dionisi

Oltre a una targa ricordo sono state consegnate ad ogniuno, una tavola di legno d’ulivo serigrafato per l’occasione, dall’artigiano Massimo Panetti.


Cari amici,

Voglio offrire degli spunti, spero validi, per confrontarci in occasione del Consiglio Generale della Ust di Viterbo.

Non sono queste le occasioni per parlare di massimi sistemi ma alcune riflessioni sulle vicende internazionali e nazionali, prima che focalizzarci sul nostro territorio vanno fatte.

E’ iniziata la stagione dei dazi, fortemente voluta da un Presidente americano che si sta rivelando incapace ad arginare le difficoltà economiche del suo paese in altro modo. Conosce solo la politica dell’isolazionismo e dell’erigere muri, a discapito di chi muore per avere un’occasione migliore per la propria vita e la propria famiglia. Poi si attiva per tranquillizzare Erdogan: concede lui carta bianca sulla Siria per poi fare una timida marcia indietro quando il premier turco utilizza questo benestare per massacrare il popolo curdo. Fortunatamente, come lui ha dichiarato, noi possiamo stare tranquilli visto che abbiamo con gli Usa rapporti di lunga data: addirittura da millenni!

Nel frattempo la Cina continua le sue politiche economiche espansive colonizzando gran parte del continente africano fornendo infrastrutture in cambio di fondamentali materie prime destinate principalmente alla green economy.

Molti paesi del sud America, invece, si trovano di nuovo ad affrontare i fantasmi del suo passato: tasse, povertà, recessione e repressioni.

In un contesto così strutturato, come al solito, i partners europei si muovono senza politiche comuni, senza alcun obiettivo generale, ognuno secondo i propri interessi; solo sulla telenovela Brexit si agisce come Unione ma, complice anche il premier britannico, una soluzione sembra ancora lontana e preoccupa non poco il mezzo milione di cittadini italiani che lavorano a Londra.

Anche per quanto riguarda le politiche migratorie siamo ancora lontani dal trovare una soluzione ideale che impedisca le quotidiane tragedie del mare. L’accordo trovato con Germania, Francia e Malta sul collocamento dei migranti salvati in mare e sui rimpatri quando mancano determinate condizioni è solo un piccolo passo verso una gestione strutturale e non più emergenziale auspicabile. Si spera che questo voglia dire non più imbarcazioni in ostaggio fuori dalle acque territoriali mentre i governi litigano sul da farsi. Purtroppo l’adesione a questo sistema è, al momento, volontaria, a dimostrazione di come l’Europa sia lontana a creare regole comuni che saranno la base di un’Europa veramente unita. Del resto l’immigrazione costituisce ancora una insidiosa minaccia alle identità nazionali e soprattutto a quei politici che su questo aspetto basano le loro fortune. Un’efficace politica migratoria è indispensabile per garantire la sopravvivenza dell’Europa stessa. Certo si devono garantire condizioni di vita accettabili e dignitose in quei paesi da cui le persone scappano; certo va studiato meglio il fenomeno migratorio che diventa sempre più fluido e poco definibile fra migranti economici, richiedenti asilo e rifugiati politici. All’Italia si rivolgono principalmente migranti economici anche perché siamo costretti a fare i conti con un calo demografico importante e con un conseguente invecchiamento della popolazione. Interi comparti produttivi non potrebbero funzionare senza gli immigrati e non si potrebbero nemmeno garantire le pensioni senza le tasse da loro pagate.

Le tasse: altro argomento molto in vigore oggi. Partiamo dal presupposto che queste devono essere pagate; che devono essere pagate proporzionalmente al proprio reddito; che colui che non le paga sta infrangendo la legge e danneggiando la comunità che si troverà di fronte a servizi fondamentali come la sanità, la scuola, i trasporti, ecc  non adeguati. Quindi gli evasori debbono essere perseguiti, a prescindere dalla gravità della loro evasione, siano essi idraulici, fabbri, falegnami, elettricisti, commercianti o amministratori delegati di una multinazionale. Se si riesce a fare una vera politica di lotta all’evasione si possono ridurre le tasse ai dipendenti e ai pensionati: vere casse dello stato. Molti politici ritengono che dichiarare guerra agli evasori li danneggi alle elezioni ma è una visione di breve periodo: alla lunga, infatti, potrebbero venir premiati dai cittadini che si rendono conto dei migliori servizi di cui possono usufruire, che si sentono parte di un sistema non più malato di ingiustizie e distanze ma equo.

Come abbiamo visto il governo è cambiato ed è cambiato legittimamente: il Presidente Mattarella non ha compiuto nessun sopruso ma si è limitato ad applicare la Costituzione. Dopo una crisi di governo, il Presidente, come sapete, deve verificare l’esistenza di una maggioranza alternativa e se viene individuata nomina il Presidente del Consiglio. Non facciamo del becero populismo, come ha fatto qualche popolare presentatore televisivo, affermando che in Italia, da anni non si elegge il Presidente del Consiglio; rassicuriamolo: in Italia non si è mai eletto perché la Costituzione non lo prevede!

Con il cambio di governo si respira un clima diverso, forse più collaborativo, ma le problematiche presenti prima sono ancora di fronte a noi e meritano di essere risolte.

La Cisl, come sapete e come facciamo bene a sottolineare ogni volta, non è un sindacato schierato politicamente, non è interessata agli orientamenti ideologici dei partiti, siano di governo o di opposizione, ma, come sempre ha fatto, vuole entrare nel merito delle politiche che vengono attuate: lo vogliamo fare, lo dobbiamo fare, ce lo chiedono i nostri iscritti.

Siamo immersi in un quadro politico ed economico molto incerto, instabile, che presenta numerose criticità. Il nuovo governo ha problematiche da risolvere rispetto alla sua stessa natura: un’alleanza ancora acerba, forse solo di interesse, attuata per evitare un isolamento europeo imbarazzante ma anche per non affrontare un elettorato sempre più orientato verso populismi estremisti. Le stesse elezioni tenutesi da pochi giorni in Umbria ci dimostrano una importante crescita di partiti che basano molto della loro affermazione sulle percezioni degli elettori. L’Umbria ha sicuramente criticità proprie ma può ancora ritenersi una regione fra le più fortunate d’Italia, meno esposta rispetto ad altre grandi realtà italiane ai problemi veri del Paese (lavoro, sanità, scuola) ma, come le altre, esposta soprattutto ai problemi percepiti (immigrazione, sicurezza, tasse) che vengono continuamente propagandati per meri fini elettorali da chi sa usare in modo personalistico i social media. Fra l’altro, va dato atto a chi lì ha vinto di aver anche saputo battere il territorio a tappeto, di essersi mescolato alla gente, di aver parlato in ogni comune dando quindi la percezione di essere presente. Si dovrà vigilare se poi questa presenza sarà continua e produrrà effetti concreti.

Dobbiamo imporci una riflessione: stimolare le emozioni più becere nell’elettorato, parlare alla pancia della gente, più che alla loro testa, come si dice oggi, può, è vero, portarti a vincere le elezioni ma saranno elezioni che ti permetteranno di guidare un Paese più povero culturalmente, più soggetto ad assecondare pulsioni di basso profilo, più isolato, che poco conta nella comunità internazionale. Ad esempio, mi chiedo e vi chiedo, perché astenersi in merito all’istituzione di una commissione su razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio promossa dalla senatrice Liliana Segre, scampata al genocidio nazista? Che cosa c’è di sbagliato in un paese civile, quale riteniamo di essere, nel votare a favore di tale istituzione? Andrebbe promossa, divulgata, fatta conoscere, e non denigrarla, che bisogno c’è di descrivere la senatrice come una povera nonnetta mai eletta che non è presente sui social! Come ho già detto in altre occasioni, alimentare un clima di paura e odio attraverso i social, e quindi senza andare a fondo alle questioni ma limitandosi alla sola superfice, non fa che deculturalizzare il nostro Paese, renderlo aspro, individualista e razzista.

L’Umbria è comunque una piccola regione e non ha più di tanto scosso gli animi del Governo ma le prossime elezioni regionali, soprattutto quelle che si terranno in Emilia Romagna, se verteranno allo stesso modo potranno rappresentare un ostacolo serio al proseguo dell’esecutivo attuale.

Comunque, mentre maggioranza e opposizione dibattono ogni giorno, mentre la perenne campagna elettorale va in scena, mentre nascono nuovi partiti personalistici di cui non si sentiva la necessità, il nostro Paese mostra quotidianamente le sue difficoltà, prima fra tutte il lavoro.

In Italia non si creano posti di lavoro e le crisi aziendali sono sempre più numerose. Pensiamo all’infinita vicenda Alitalia, alla Whirlpool, alla Pernigotti, alla Mercatone Uno, all’ex Ilva di Taranto, alla Blutec di Termini Imerese, all’ex Alcoa e si potrebbe continuare. Molte di queste vicende, che vedono coinvolti migliaia di lavoratori, sono sui tavoli del Mise; se non saranno risolte o se lo saranno provvisoriamente, mostrando una competenza dimostratasi finora inadeguata, potranno davvero innescare una bomba sociale difficile da controllare.

E se, a questa situazione, sommiamo le migliaia di giovani preparati e formati dalle nostre Università che lasciano il nostro Paese per avere le proprie occasioni che meritano e che qui difficilmente avranno, allora, possiamo davvero affermare di andare verso una tempesta perfetta. Secondo l’Istat sono circa 250 mila i giovani italiani che negli ultimi 5 anni si sono trasferiti all’estero; hanno tutti una formazione medio-alta e cominciano a prediligere mete sempre più lontane, non più quindi prevalentemente europee. Avendo sempre meno potere di acquisto rispetto alle generazioni precedenti, non potendosi impegnare in investimenti a lungo termine (come l’acquisto di una casa), possono con più facilità rompere i legami con il proprio paese di origine e partire alla ricerca di migliori opportunità. Non sono cervelli in fuga ma giovani che vanno a cercare altrove le loro opportunità.

E come c’è un problema giovani, c’è un problema anziani. La rivalutazione delle pensioni va sbloccata: è l’unico reddito che hanno gli anziani. Importante l’annuncio della ministra Catalfo su un tavolo sulle pensioni per i lavori gravosi e sulla legge per la non autosufficienza. La Fornero deve essere cambiata in toto, quota 100, Ape sociale e opzione donna vanno tenute come le pochissime opzioni di uscita dal mondo del lavoro ma dobbiamo auspicare l’apertura di un tavolo serio sulla previdenza nel suo complesso. Ottima l’idea portata avanti dalla nostra Segretaria generale sull’attribuire un anno di contributi ad ogni donna per ogni suo figlio.

Con una popolazione sempre più anziana e sempre più bisognosa di assistenza vanno ripensate le azioni da intraprendere per far fronte a questa nuova emergenza.

La Cisl di Viterbo ritiene che le istituzioni, la politica, le associazioni, le parti sociali e datoriali della nostra provincia dovrebbero sedersi ad un tavolo per trovare soluzioni o adottare esperimenti che altrove hanno dato buoni risultati in modo da poter arginare questo fenomeno e invertire il calo demografico, ad iniziare dalla nostra piccola realtà.

Iniziative come quelle intraprese dalla Francia vanno adottate ed adattate al nostro paese per contrastare il fenomeno del calo demografico. La ricetta dei francesi è semplice: mettere le donne che lo desiderano in condizione di avere figli e di lavorare allo stesso tempo. Donne titolate del servizio pubblico che accolgono figli nelle loro case (asili di microscopiche dimensioni); asili gestiti da genitori sotto la supervisione di professionisti del settore; tate collettive; nidi aperti tutto il giorno fino alla sera; un sistema fiscale che favorisce chi ha più figli ma assolutamente non paragonabile alle minime detrazioni previste dal nostro sistema fiscale.

Mi sono dilungato su problemi e temi nazionali che poi sono gli stessi, magari declinati in modo diverso, che riguardano la nostra Provincia, il nostro territorio. Il lavoro, i giovani, gli anziani, il calo demografico, la mancanza di infrastrutture o il non adeguamento di quelle esistenti.

Il turismo è il settore che, al momento, più di ogni altro, può offrire ampi margini di lavoro e progresso per il nostro territorio.

Turismo vuol dire arte, archeologia, enogastronomia, cultura, natura, bioagricoltura, ecc. elementi che la nostra provincia possiede in quantità e di alta qualità!

Non trascuriamo il fatto che Viterbo ha una carta in più: il termalismo. Su questo punto auspichiamo che il definitivo recupero delle ex terme INPS possa concludersi. L’utilizzo delle terme non deve più solo riguardare l’aspetto terapeutico ma deve estendersi ad una valenza turistica: nuove strutture ricettive, complementari a quelle già esistenti, permetterebbero alla città il salto di qualità tanto atteso anche a livello internazionale.

Ovviamente deve essere garantito il rispetto del territorio, i suoi usi e costumi, valorizzando le sue tipicità. Va svolto un lavoro di squadra che deve vedere impegnata la politica, gli operatori del settore, la tecnologia, che oggi avvicina le persone di tutto il globo, e le infrastrutture messe a disposizione. Non possiamo permetterci un turismo di massa mordi e fuggi in luoghi dalla fragile resistenza; va strutturato, reso responsabile e rispettoso. Solo così può diventare fonte di sviluppo vero, duraturo e che salvaguardi l’ambiente.

È il turismo responsabile che riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto/dovere di difendere il proprio territorio garantendo uno sviluppo sostenibile.

Un’altra importante possibilità di sviluppo può essere ritenuta la “terra”. Sono sempre di più i giovani che tornano a fare i contadini ma in modo diverso dai loro nonni. Si riscoprono antichi mestieri come quello dell’agricoltore e dell’allevatore ma vengono oggi svolti unendo tradizione e innovazione, imprenditorialità e rispetto per l’ambiente. La ricerca sul biologico, la filiera a chilometri zero, la qualità dei prodotti e la cura per l’ambiente sono aspetti che nei moderni agricoltori sono fondamentali; nel prossimo futuro tutto ciò dovrà sposarsi con la tecnologia: trattori a guida autonoma, stazioni meteo hi-tech, reti di certificazioni digitali, mappature satellitari per il terreno, collari elettronici per il bestiame, ecc.  Ovviamente si dovranno formare gli agricoltori di domani affinché sappiano utilizzare ciò che la tecnologia 4.0 metterà a loro disposizione. Solo così l’agricoltura potrà diventare nuova fonte di lavoro e di sviluppo sostenibile.

E’ palese che per raggiungere ottimi risultati, dobbiamo poter contare su infrastrutture degne di questo nome. Ci auguriamo di poter vedere il completamento della Orte-Civitavecchia; vedere un collegamento ferroviario con Roma adeguato a quello che un Paese industrializzato, nel terzo millennio, dovrebbe avere.

Non possiamo, poi, dimenticare la cultura: è una parte importante nello sviluppo di una città e spesso e volentieri è stata usata in modo inappropriato e strumentale dai vari politici di turno. Una cattiva politica culturale ha fatto sì che il fulcro commerciale – economico di Viterbo si spostasse dal centro verso la periferia disperdendo risorse senza alcuna progettazione seria e provocando un triste depauperamento del centro storico. Le periferie devono vivere e svilupparsi; i quartieri, come quello di Santa Barbara, hanno necessità di un potenziamento delle infrastrutture, adatto al numero degli abitanti che vi abitano. Questo giusto processo non deve avvenire alternativamente alla rivalutazione dei quartieri medioevali siti all’interno della cinta muraria.

Il centro della città deve tornare ad essere luogo e abbandonare la definizione di “non luogo” che più le si addice osservandolo oggi. Ciò può avvenire riportando gli uffici, amministrativi e privati, e le attività commerciali al “centro” della politica, nel “centro” della città; dove si favorisca una circolazione del traffico sostenibile prevedendo parcheggi fuori le mura, per i non residenti, con servizi navette. Vanno poi recuperati tutti gli spazi in disuso e semiabbandonati convertendoli il luoghi d’arte, musica, teatro, laboratori, convegni, cinema e musei e destinandoli in primis alle realtà più serie e di eccellenza. Tutto ciò potrebbe portare alla costituzione di start up, cooperative e gruppi di lavoro che coinvolgano positivamente anche l’università della Tuscia con tutte le sue facoltà.

Si può cambiare e ci si deve attivare per una nuova idea di città.

La crisi degli ultimi anni ha visto soccombere importanti imprese nel nostro territorio: l’Alta, la Maico, la Securpol, alcune diverse realtà del distretto della ceramica di Civita Castellana, numerose piccole e medie aziende edili; altre società hanno un futuro ancora incerto, come la Unopiù. Queste crisi aziendali hanno impoverito il nostro fragile territorio, hanno provocato un aumento della disoccupazione e, cosa ancor più grave, è tutto avvenuto nella più totale indifferenza della politica e delle istituzioni territoriali.

Fortunatamente, ci sono anche segnali di speranza, di un risveglio dell’ingegno di alcuni nostri brillanti cittadini. Pochi giorni fa ho avuto l’onore di assistere alla premiazione di 5 aziende coraggiose nell’evento Made in Lazio. 5 belle storie imprenditoriali di coraggio ed innovazione: occhiali fatti in legno d’ulivo, fogli di giornali o fondi di caffè, coltivazioni in serra in assenza di terra e con minime quantità d’acqua, applicazioni che consentono di associare musica al vino. L’originalità e l’innovazione hanno permesso di rilanciare aziende in difficoltà che sono tornate ad essere protagoniste in italia e all’estero.

Da qui si deve ripartire, usare l’ingegno che ci ha sempre contraddistinto, in settori oggi cruciali come lo sviluppo sostenibile, la green economy. Sono segnali interessanti che vanno promossi, sostenuti, invogliati. La Cisl di Viterbo esprime in modo semplice la visione di sviluppo che le diverse anime al suo interno hanno e la loro disponibilità a confrontarsi con chiunque abbia a cuore il futuro del territorio e dei suoi cittadini.

Come affermava Winston Churchill, “dobbiamo vedere le opportunità anche nei pericoli, e non vedere il pericolo nelle opportunità”

Fortunato Mannino

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